"Ero innamorata dell'amore, e ho fatto di tutto per sapere che cosa sia,ma a quanto pare la natura mi ha negato un cuore capace di amare, di soffrire pene d'amore. Più in là di un basso piacere io non posso andare..." (Stendhal, "La certosa di Parma")

Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post

giovedì 12 luglio 2012

The end

E' finita. Ancora non ci posso credere, ma è finita!
E' stato così estenuante, stressante, ingrassante, ma è finita!
Mi sembra ieri che ho fatto il tema e invece ieri è stato il giorno in cui ho messo il punto finale alla mia esperienza liceale!

Non sono solita giudicarmi, ma voglio darvi un po' l'idea di come sia andato il mio esame orale.

Come sapevate, ero l'ultima. Perciò in un turno, l'ultimo per la precisione, formato da 3 persone, ho dovuto aspettare che prima fossero interrogate le compagne prima di me. Sono arrivata a scuola alle 8.30 e sono stata interrogata a partire dalle 11 circa! Non so come mi immaginate, perché giustamente non sapete come mi comporto io rispetto a queste situazioni: nel mio intimo, con le persone con cui posso (l'ho fatto anche con voi), calo la maschera e faccio vedere che non sono così forte come sembro, che ho anche io le mie paure e le mie angosce, ma lì mi sono mostrata come una roccia, tranquilla, sorridente, come se aspettassi il mio turno per entrare da Louis Vuitton e comprarmi una borsa (cosa che non ho mai fatto comunque!!). Il momento peggiore era fingere che tutto andasse benissimo anche quando le mie compagne, nonché oche del Campidoglio, uscivano dalla stanza delle torture piangendo di gioia e saltando: la prima l'ho potuta sopportare, la seconda un po' meno.
Quando è toccato il mio turno sono entrata dentro la famosa stanza con un sorriso a 365 denti, uno per ogni giorno dell'anno, e mi sono seduta sulla sedia elettrica... ovviamente scherzo!! 
Ho iniziato a esporre il mio percorso (che è stato un po' modificato rispetto a quello che avete letto voi, ma tranquilli, non vi farò sorbire pure la versione definitiva!) e sono stata interrotta dopo aver esposto solo l'introduzione e la prima materia. Da lì è partito tutto un giro di domande immenso che si è trascinato per un'ora! Con l'insegnante di italiano abbiamo anche parlato di Leopardi e della mia esperienza recanatese (non vi racconto come ci siamo andate a finire perché il discorso è un po' lungo) e mi ha pure chiesto dopo tutta la discussione che libro stessi leggendo per ora e la cosa esilarante è che le ho nominato tre titoli ed era un po' scioccata!
Quando è finita e sono uscita da quella stanza ero incredula. Avevo finito. Era finito tutto. Tutta l'attesa, lo studio, tutto era finito. E mi sono sentita una sensazione di vuoto strana. 

Ora dovevo solo aspettare il voto... Sapere come fossi stata valutata e quindi sapere quel numero che classifica e qualifica la mia carriera da liceale.

Essendo l'ultima ho avuto il privilegio di saperlo subito, esattamente il giorno dopo.

Io ancora non ho visto il risultato, quando sono arrivata il custode aveva appena attivato l'allarme...

Ma mia madre sì però! E' stato il suo primo pensiero questa mattina... Anche lei era un po' in ansia poverina...!


Vorrei prendervi in giro, scherzarci un po' sopra, ma purtroppo mi rendo conto che la forma telematica rovinerebbe qualsiasi tipo di scherzo o di gioco...
Perciò è inutile tenervi sulle spine.

Ebbene...

ho preso...

un voto per il quale sono davvero tanto tanto soddisfatta...

un voto per il quale mi "sto esaltando" così "visibilmente", perché in questo mio spazio spero che nessuno possa pensare che sia un atto di presunzione...





 



ho preso... 100.

sabato 7 luglio 2012

Ritiro "spirituale" pre-esame

-3 giorni al mio esame orale. Sembro sempre più una balenottera azzurra. Ieri mi sono pesata: ho preso 2 chili, più i due accumulati da dicembre a ora arriviamo a un totale di ben 4 chili. Comunque vada questo cavolo di esame, che ha solo difetti e neanche un pregio (qualcuno me ne spieghi l'utilità per favore!), ho deciso che da mercoledì sono a dieta ferrea. E' vero che andrò poco al mare quest'anno, ma non posso mica correre il rischio di spaventare i passanti quando mi ritroverò a passeggiare in un qualunque luogo.
Oggi la mia migliore amica si è ufficialmente diplomata. E' stato l'unico esame che ho visto e ho fatto un'eccezione solo perché era stata esplicitamente richiesta la mia presenza e non mi sarei mai tirata indietro!
Pensare che già 15 su 18 della mia classe sono diplomati mi fa venire un'ansia mista a stanchezza, stress che non ce la faccio più! Avrei pagato per essere al posto della mia migliore amica oggi! Avrei saputo rispondere a tutte le domande che le hanno posto, anche in merito a quegli argomenti che non ho ancora ripassato.
Mi sento molto frustrata da questa situazione, ma tengo duro perché alla fine ormai manca davvero poco e non posso abbattermi proprio ora. Spero di uscirne vincente e che sia valsa la pena di aspettare così tanto!

Vi comunico che mi farò sentire solo mercoledì per farvi sapere come è andata. In questi giorni prendo una totale pausa dal computer perché voglio vedere le ultime cose lontana da ogni tipo di distrazione.

Spero che tutto vada bene, che la mia fatica sia ricompensata e che possa uscire a testa alta anche nella peggiore delle ipotesi!

martedì 3 luglio 2012

A volte basta solo un'immagine #2

A causa del ripasso matto e disperatissimo:


Questa è la me interiore...



...ma, ahimè... 



questa sta diventando la me esteriore!!

lunedì 2 luglio 2012

Breve pausa..

-8 giorno al colloquio. Ripasso di latino in corso.
Approfitto dell'oretta di pausa che mi sono concessa per farvi un saluto, farvi sapere che né lo studio né il caldo atroce mi hanno ancora ucciso.

Vi lascio con un'ode che ho ripassato questa mattina: il famoso Carme 11 del I libro di Orazio!
Credo che per me "Carpe diem" sia una di quelle massime di vita più importanti! Perché in realtà se non si coglie l'attimo rischiamo di non vivere pienamente e la vita e così fragile e breve...



      

Tu ne quaesierisscire nefasquem mihiquem tibi
      finem di dederintLeuconoenec Babylonios
      temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,      seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,      quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare      Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi      spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida      aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.


          Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te 
         quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo alle cabale babilonesi, 
         o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
         se molti inverni Giove ancor ci conceda
         o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
         del mare Tirreno. Sii saggia, filtra il vino e accorcia la speranza
         perché lo spazio è breve. Mentre parliamo, il tempo
         geloso sarà passato: cogli l’attimo, e non fidarti del domani.


venerdì 29 giugno 2012

Aspettando l'orale....

Prima di scrivere questo post avevo intenzione di fare qualche modifica alla grafica, ma la pagina si è bloccata e aggiornandola ho perso tutte le modifiche, perciò, per ora, rimane così. Forse è stato meglio considerato che avevo scelto dei colori obiettivamente un po' cupi.
Mancano 11 giorni al mio esame orale. Sono così tanti ma al contempo così pochi. Vorrei arrivare a ripassare tutto al meglio, ma in questo momento mi mancano la forza e la voglia che mi spingano ad aprire il libro e ripetere.
L'altro giorno sono andata a vedere gli esiti delle prove scritte e ho preso 43/45: il massimo nel tema e nella versione, 13/15 nella terza prova a causa del quesito di matematica che conteneva cose che noi non abbiamo fatto. Pazienza, alla fine è solo un numero che si va aggiungendo al credito e che si aggiungerà all'esito dell'orale.
Mi scoccia il fatto di essere diventata così monotematica qui, sembra che la mia vita ruoti solo intorno a questo per ora, e forse lo è...
Penso al caldo incessante e soffocante, alla confusione, alle mille distrazioni e mi rendo conto che quest'estate sarà davvero davvero dura.

Cambio un po' argomento, per dare comunque una "minima" testimonianza del fatto che continuo più o meno a vivere (e non solo a respirare, mangiare, studiare, studiare, studiare, dormire): martedì mi sono presa un giorno di pausa e ho trascorso l'intera giornata al mare. Nonostante chili di crema solare mi sono ustionata: non ovunque, ma quasi!
Un'altra cosa piuttosto divertente è quanto mi è successo ieri: ho partecipato ad un matrimonio e ho scoperto di averlo solo il giorno prima!
In poche parole, ho fatto da accompagnatrice ufficiale di mia nonna, perché nessuna delle mie zie poteva accompagnarle, né mia madre poteva! Perciò armata di tanto coraggio, convinta di ritrovarmi in compagnia dei fratelli di Adamo ed Eva ( mi avevano detto che l'età minima era 80 anni), ho dovuto sorbirmi un'ora e mezza di terribile funzione religiosa! Fortunatamente al banchetto la situazione ha preso una piega diversa: nessuno ha pensato che, tra i parenti della sposa (noi eravamo parenti dello sposo), potesse esserci qualcuno anche leggermente più giovane! Alla fine non solo ho mangiato benissimo, ma mi sono anche divertita parecchio! Ho perfino trovato un corteggiatore bellissimo, che però, ahimè, ha solo 5 anni! Non penso che potrò aspettarlo per tutto questo tempo...!


La location del banchetto 


martedì 26 giugno 2012

Fine degli scritti!

Ho letto un po' i vostri commenti in merito al mio possibile tema e avete sbagliato tutti, tranne frufru del blog Scarabocchi di pensieri che hai ipotizzato che potessi aver fatto quello della scienza, perché in effetti ho fatto proprio questo!
Il giorno dopo è andata anche la versione, brano non facile considerando anche il fatto che Aristotele, in special modo il suo lato filosofico, non è un autore generalmente molto tradotto, proprio perché non lo si considera alla portata degli studenti. Spero di aver fatto una traduzione dignitosa, anche perché se ho fatto un fiasco io, metà classe ne sarebbe "penalizzata", considerando che per loro copiare è stata un'impresa perché il presidente è rimasto quasi tutto il tempo nella nostra classe e sembrava uno di CSI per come ispezionava dizionari, portacolori, banchi! A un certo punto mi ha pregata gentilmente di mettere il foglio dritto davanti a me, dopo che era stato per ben due ore messo dal lato da cui la mia migliore amica ha potuto copiare il tutto: di fatto io non ho passato niente, ci ha "pensato" lei a fare tutto!
Ieri ho finito gli scritti, è toccato anche a me fare la famosa e temuta TERZA PROVA: sono state scelte quattro materie, cioè filosofia, matematica, inglese e geografia astronomica e abbiamo avuto due ore di tempo per rispondere in 18 righe ai 4 quesiti. E' andata anche questa, non voglio assolutamente sbilanciarmi sul come, ma è andata! 
Dopodomani o fra tre giorni verranno appesi gli esiti degli scritti e poi dovrò aspettare il 10 luglio per gli orali! Una serie di eventi, come il fatto che l'altra classe inizia prima di noi e sono ben 30, così come il fatto che è uscita la lettera A e il mio nome inizia con la U, mi hanno resa ufficialmente la pedina di chiusura di questo gioco agli scacchi che è la maturità. Riuscirò a fare scacco matto??
Soprattutto riuscirò a resistere fino al 10 considerando che io li avrei volentieri fatti il 28 giugno?? Volevo riposarmi il più possibile, ormai, purtroppo, mi dovrò accontentare del fatto che ho una settimana esatta di "ferie".. peccato che non sia retribuita per tutti questi sforzi!
Ma alla fine... pazienzaaaaaa!

mercoledì 20 giugno 2012

Finalmente posso dire -1!!

Dopo tanta attesa, già il giorno del tema è passato! Ora domani mi tocca la versione di greco... l'ultima della mia vita!
Come è andato il tema? Direi abbastanza bene, ma non sono solita sbilanciarmi troppo quindi non mi voglio smentire neanche in questa occasione! Sarà la prof a giudicare quanto effettivamente sia buono o meno il mio tema.

Ora vi lancio una sfida, tanto per gioco, perché non si vince nulla!!
Secondo voi... quale traccia ho scelto??

Se non foste a conoscenza di tutte, vi rinfresco la memoria:

1- TIPOLOGIA A DI PRIMA PROVA – ANALISI DEL TESTO (Eugenio Montale)

“Eugenio Montale, Ammazzare il tempo”
(da Auto da Fé. Cronache in due tempi. Il Saggiatore, Milano 1966)

2- TIPOLOGIA B  DI PRIMA PROVA – TEMA ARTISTICO LETTERARIO: Il labirinto

3- TIPOLOGIA B di Prima Prova - Tema e Traccia in Socio Economica: I giovani e la crisi

4- 
TIPOLOGIA B di Prima Prova - Tema e Traccia Storica Politica: Bene individuale e bene comune




5- 

TIPOLOGIA B DI PRIMA PROVA – TEMA E TRACCIA IN AMBITO TECNICO E SCIENTIFICO:La responsabilità della scienza e della tecnologia



6-
TIPOLOGIA C  DI PRIMA PROVA – TEMA E TRACCIA STORICO LETTERARIA
- “Il candidato, prendendo spunto dal testo di Hannah Arendt, si soffermi sullo sterminio degli ebrei pianificato e realizzato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.”

7-TIPOLOGIA D DI PRIMA PROVA – TEMA DI ORIGINE GENERALE [Traccia di Attualità]
- “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita” (Paul Nizan).
Il candidato rifletta sulla dichiarazione di Nizan e discuta problemi, sfide e sogni delle nuove generazioni

lunedì 18 giugno 2012

Aspettando il tema!

- 2 giorni al tema, - 3 alla versione, - 7 alla terza prova, -? al colloquio orale.

Il mio stato d'animo? Calmo, stranamente troppo calmo. Forse il week end, un buon bagno al mare e un ripasso fatto in mezzo alla natura ha dato i suoi frutti. Sto per arrivare al traguardo, fra un mese esatto (precisamente dal 17 luglio) sarò immersa nello studio per i test e tutto questo sarà, nel bene e nel male, solo un ricordo.
Spero che questo esame mi serva da "controllore del panico" per quello che mi aspetta il 4 settembre... quello sì che sarà davvero importante e non fine a sè stesso come in fondo è l'esame di maturità!

Meglio che mi concentri sul presente, però, per ora, ed è meglio che io riesca a mantenere stabile il mio attuale umore.
Domani ho deciso di ripassare il meno possibile, di andare al parco, o ovunque a fare una passeggiata: non ho mai ripassato il giorno prima di un tema in classe e devo farlo proprio ora? Non posso prevedere quali tracce ci saranno e credo poco ai famosi "totoesame" che predicono tracce sugli anniversari della morte di poeti, come Pascoli, o della morte di Falcone e Borsellino, o addirittura il centenario della proclamazione del suffragio universale maschile in Italia.
Ammetto di avere eletto queste e altre informazioni, ma se fossi incaricata io di scegliere le tracce al ministero non le sceglierei mai in base a questo criterio perché troppo banale, troppo facile da prevedere! Mi lascerei guidare dall'estro creativo!
Spero solo che non commettano erroracci come quello di qualche anno fa, forse del 2008, della poesia di Montale dedicata ad un amico che fu interpretata come dedicata a una lei!
Al 99, 9 % sceglierò un saggio breve, è il tipo di tema che scrivo con più disinvoltura! Ovviamente vi farò sapere ^^

Tutto l'affetto e la com-partecipazione che mi dimostrate, oltre che quello della mia famiglia e degli affetti più cari, mi stanno trasmettendo una carica davvero positiva... GRAZIE!!


venerdì 15 giugno 2012

Tanto per cambiare... in merito all'esame!

Quella che vi scrive adesso è una Claudia molto molto più calma del precedente post.
Scusate se non ho risposto ai vostri commenti, che ho davvero apprezzato molto per il vostro modo di starmi vicina e sostenermi, ma sono successe così tante cose, già il giorno dopo che ho scritto quel post, che, per la confusione che avevo in testa, non sapevo da dove iniziare prima e perciò ho aspettato qualche giorno per "riprendermi", dedicandomi solo ed esclusivamente allo studio.
Quando ho scritto ero un fascio di nervi, ancora non sapevo i voti di ammissione e mi avevano fatto capire che avrei avuto cattive sorprese; in più la tesina che non andava abbastanza bene mi aveva fatto perdere il controllo.
Poi mercoledì mattina sono andata a vedere i quadri ed è cambiato un mondo: dall'immagine dell'isteria sono passata a quella dell'angoscia. Ho capito quanto voleva dire la mia prof di italiano, cioè che mancava un riferimento alla critica letteraria e storiografica, e ho capito pure il perché di questa precisazione: mi ha ammesso con 10 e, essendo esterna, voleva semplicemente accertarsi del fatto che testimoniassi con i fatti quanto valgo.
Vi chiederete il perché dell' "angoscia": con tre 10 tutti 9 da confermare (nel corso del triennio ho collezionato 23/25 crediti), come farò a passare incolume dalle grinfie della commissione? Riuscirò a mantenerli? Ci basta lo studio che sto facendo?
Qualche dubbio in merito ce l'ho ancora, però vivendo attanagliata dall'ansia ho capito che non riuscirei ad arrivare al giorno dell'esame mentalmente sana!
Perciò cerco di mantenere la calma e di ripassare in maniera funzionale in base alle varie prove, alla fine è una prova che devo superare e non penso che potrei fare una pessima figura, al massimo "bruttina"!
Torno a studiare, precisamente conto di finire oggi di ripassare la mia "amata" filosofia!


martedì 12 giugno 2012

Sfogo preesami

La prof che più stimo al mondo, la mia prof di italiano, non è entusiasta del mio percorso, mi ha scritto via mail che "non è all'altezza delle mie competenze".
Ho passato il pomeriggio a modificarlo, quando avrei dovuto ripassare altro, per me ormai l'argomento "tesina" era chiuso.
E se da una parte mi aspetta il mio schema di ripasso "matto e disperatissimo" di un programma infinito, dall'altra ho pure un ripasso forzato perchè la prof di latino e greco ci costringe ad andare a scuola (sia domani che venerdì) per spiegare una cosa che avrebbe potuto evitare (considerato che è interna) e per interrogare su sezioni di programma di letteratura che devo rivedere oggi per forza e aggiungo anche che io avevo intenzione di ripassare le sue materie per ultime perché saranno funzionali solo al colloquio orale.
Invece no.
Non deve mai andare come dico io.
Non viene riconosciuto mai niente. Il proverbio "date a Cesare quel che è di Cesare" maschera tanta ipocrisia, e basta.
Cosa dovrei fare "per dimostrare le mie competenze"? Il percorso non è abbastanza articolato? Perché perdere tempo per una cosa per la quale avrò solo dieci minuti per esporla?
Tutte assurdità, fino all'ultima, dai vari decreti ministeriali, all'assegnazione dei crediti, agli insegnanti, al percorso! Che poi la novità di chiamarlo percorso e si dibatte pure se dire multi o pluri o inter disciplinare! Non sembra a tutti di esagerare?
Mi metterei ad urlare, talmente forte che mi sentireste ovunque voi vi troviate, pure in Siberia o nella Terra del fuoco!
Invece no.
Devo stare calma, devo fare il bravo animaletto in gabbia.

sabato 9 giugno 2012

Il mio percorso multidisciplinare!

Vi avevo lasciato in sospeso in merito al mio percorso multidisciplinare. Questo perché il 29 maggio ho deciso di cambiarlo! So che può sembrare una pazzia, ma non ne ero affatto convinta, non mi piaceva la resa dei collegamenti tra le varie materie. Perciò ho "demolito" tutto e ieri mi sono dedicata alla completa riscrittura di questa maledetta tesina! Vorrei adesso il vostro parere, più che altro per avere un ulteriore conferma del fatto se sia coerente o meno nel suo sviluppo e, soprattutto, se vi viene un titolo più originale, perché dopo averla scritta mi sono sentita così svuotata che non ho avuto nè la forza di rileggerla per verificare eventuali errori, nè quella per trovare un titolo migliore!
Siete i secondi che la leggete, l'unica che sino ad ora l'ha letta è stata mia madre. Domani la manderò via mail ai prof per avere il loro appoggio, ma prima avrei fortemente bisogno della vostra "benedizione", perché mi sento insicura, forse perché non l'ho riletta, forse perché non sono entusiasta del titolo... non so.
Della parte in lingua inglese eventualmente non preoccupatevi: sostanzialmente dico, ampliando il discorso con la trama, quanto dico in italiano. 
Un'ultima cosa: siate sinceri e schietti nel dare giudizi, come siete sempre d'altronde!


******************************************************************************************


 “Il disagio della civiltà”
Il dilagare della massificazione

La civiltà, in tutti i tempi, impone dei sacrifici alla libertà dei singoli e dei “costi” da pagare in termini sia di soddisfazione gratificante dei propri desideri, sia di affermazione della propria individualità. Esiste un equilibrio tra le due parti?

Premessa
Siamo gettati in un mondo in cui contiguità e diversità si affermano simultaneamente, con eccessi identitari e forme radicali di vicinanza e di estraneità. Un peso schiacciante grava sull’individuo: viviamo nello stesso tempo una condizione di estremo isolamento e di ferrea costrizione, corriamo il rischio di oscillare vorticosamente fra la chiusura in noi stessi e la disarmata sottomissione a un’alterità che ci opprime. Questo problema ci attraversa, in maniera differente, da sempre: laddove la società si “civilizza”, si dota di strutture che dovrebbero servirle a migliorare la vita di ogni singolo, si registra esattamente un esito opposto. Tutte quelle novità introdotte, che sono volte al bene, si rivelano essere deleterie per l’intero genere umano. Il dialogo “La scommessa di Prometeo”, contenuto nelle “Operette morali” scritte dal poeta italiano Giacomo Leopardi è molto esemplificativo: Prometeo e Momo fanno una scommessa in merito al valore stesso del genere umano, che viene verificato in tre stadi diversi di civiltà: una tribù selvaggia dell’America, una società asiatica di cultura antica, ma lontana da quella occidentale, il cuore della civiltà europea, cioè Londra. Ciascuna delle tre ricognizioni si dimostra fallimentare: a qualsiasi livello di civiltà e in ogni condizione l’uomo è crudele e inventa istituzioni crudeli; ciò che cambia con il progredire della cosiddetta civiltà è solo il quoziente di infelicità, che va aumentando, inesorabilmente.
È come se la “regressione” fosse un momento predestinato, cui nessuna civiltà può sottrarsi.

Latino
Non è un caso che anche la civiltà latina, quella che Polibio aveva definito perfetta e immune, seppur non in maniera definitiva, dalla degenerazione, abbia poi vissuto dei momenti di “crisi” come quello iniziato nell’età neroniana e poi culminato in quella dei Flavi. L’impero di Nerone (54-68), inizialmente caratterizzato da un atteggiamento moderato anche grazie all’aiuto di eminenti personalità come Afranio Burro e, soprattutto, Seneca, dopo solo cinque anni vide emergere una linea autocratica assai vicina a quella di Caligola: in breve tempo Nerone  eliminò tutti i suoi rivali, incendiò Roma, mise tutti contro di sé al punto tale da essere costretto a togliersi la vita, minacciato dalle rivolte urbane e della provincia. L’affermazione al potere di Vespasiano (69-79) a seguito di due anni di guerre introdusse una nuova concezione del potere, legato non all’estrazione gentilizia ma al carattere personale. Mentre quest’ultimo e, in seguito, il figlio Tito (79-81) istaurarono governi che intendevano correggere gli eccessi istrionici di Nerone, improntato quindi a economia, sobrietà ed efficienza, cercando di ristabilire l’ordine e la legalità, il loro successore, Domiziano (81-96), volle ripristinare un potere autocratico bandendo ogni opposizione e critica al regime. Entro questo clima era nato, ad Aquino, il poeta satirico Giunio Giovenale (50/65-130/140 c.a.), che proprio l’anno della fine del regime di Domiziano si diede all’attività poetica, vivendo da cliens come il suo amico Marziale. Le sedici satire che costituiscono la sua produzione risalgono perciò ai principati di Traiano (98-117) e Adriano (117-138): il primo definito optimus princeps per la sua politica irreprensibile, fondata non sull’accentramento dei poteri, ma sul coinvolgimento del Senato; il secondo, con una condotta adeguata al predecessore in un primo momento, si rivelò essere l’esatto contrario quando, alienandosi le simpatie del Senato e rimanendo isolato, tentò di istaurate il culto della propria persona. Queste successioni di potere, caratterizzate più per il loro lato negativo che per le brevi parentesi positive, contribuirono sicuramente a mettere a soqquadro un’intera società, provocando proprio quel degrado sociale e morale che Giovenale denuncia nelle sue satire. Il poeta non comprende la realtà in cui vive e condanna in blocco i comportamenti dei propri contemporanei. Egli ritiene di essere testimone di una crisi morale profonda e immodificabile, che ha investito la società romana conducendola in un abisso di corruzione e vizio. La crisi si manifesta evidente, per Giovenale, a chiunque osservi i meccanismi e i valori cui gli uomini di quel tempo hanno uniformato il proprio comportamento: valori e meccanismi quali la ricchezza e le relazioni di natura economica. I protagonisti dello sviluppo economico della società romana imperiale sono soggetti che non corrispondono affatto al modello di dignitas sociale che Roma aveva elaborato e tramandato nel corso delle generazioni: nella satira 1 (vv. 30-74) Giovenale, dichiarando di non poter tacere, descrive la nuova composizione sociale, dai liberti agli stranieri dediti al commercio, dai conquistatori di eredità agli avvocati ormai sistematicamente impegnati nell’accusa di innocenti e nella pratica della delazione. La sua è una prospettiva moralistica, che ha come parametro di valutazione la tradizione repubblicana romana: ciò fa intendere che, anche quando il poeta abbandona i toni dell’indignatio e sceglie una maniera comunicativa più ironica, la sua chiave di lettura sulla realtà è anacronistica, poiché non tiene conto delle varie modificazioni sociali in relazione allo sviluppo economico e alla nascita di nuovi valori di comportamento e, soprattutto, che egli non prospetta che alcun tipo di cambiamento, in senso positivo, possa avvenire.
Filosofia
Sono passati tanti secoli, si sono succedute tante civiltà, ma non è difficile visualizzare in ognuna di esse la medesima situazione: a una fase di ascesa, di sviluppo, durante la quale esse sono giunte al culmine, è sempre succeduta una fase di declino, di crisi. Molti filosofi hanno cercato di trovare un modo per non dovere subire gli effetti della regressione, come il filosofo tedesco Hegel (1770-1831), che vedeva nello spirito del mondo quell’unico principio spirituale e razionale che dominava la storia, la quale era perciò teleologicamente guidata verso l’attuazione dello scopo universale del divenire scopo, cioè la definitiva realizzazione della libertà (“Lineamenti di filosofia del diritto”; “Lezioni di filosofia della storia”); o come il suo connazionale Nietzsche (1844-1900), che, condannando la morale poiché assoggetta la vita a valori che afferma essere trascendenti, sostiene che vi è bisogno di una nuova “chimica delle idee e dei sentimenti” (“Umano, troppo umano”). Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud (1856-1939), ha cercato di rintracciare, invece, da cosa scaturisce il disagio dell’individuo e lo ha individuato nella civiltà. Nel saggio del 1929 “Il disagio della civiltà”, egli scrive che ha inteso quest’ultima da una parte come necessaria, come fonte di sicurezza dell’uomo, dall’altra come origine di sofferenza e di infelicità. Non vi sono alternative tuttavia a questi effetti: sono il prodotto di “Eros e Thanatos”, le parti costitutive dell’uomo. La civiltà ha perciò il compito di controllarli e lo fa imponendo sacrifici alla libertà dei singoli e dei costi da pagare in termini di soddisfazione gratificante dei propri desideri. Per Freud non vi sono alternative alla civiltà…
“La sua essenza [della civiltà] consiste nel fatto che i membri della comunità si limitano nelle loro possibilità di soddisfacimento, mentre il singolo non conosceva restrizioni del genere. Quindi il primo requisito della civiltà è la giustizia, cioè che l’ordine statuito non sarà infranto, a favore di nessuno […] la libertà individuale subisce delle limitazioni ad opera dell’incivilimento e la giustizia esige che queste restrizioni colpiscano tutti. […] E’ impossibile ignorare in qual misura la civiltà sia costruita sulla rinuncia pulsionale, quanto come abbia come presupposto il non soddisfacimento (repressione, rimozione, o che altro?) di potenti pulsioni. Questa frustrazione civile domina il vasto campo delle relazioni sociali degli uomini.”
Freud condivide con Hobbes il principio “Homo homini lupus”. L’uomo vede nell’altro uomo non soltanto un eventuale aiuto e oggetto sessuale, ma anche un invito a sfogare su di lui la propria aggressività, a sfruttare la forza lavorativa senza ricompensarlo, ad abusarne sessualmente, psicologicamente, a togliere all’altro il possesso dei propri beni, a negargli di mostrare la sua vera “essenza”.
“La sofferenza ci minaccia da tre parti: dal nostro corpo, che, destinato a perire e a disfarsi, non può eludere quei segnali di allarme che sono il dolore e l’angoscia; dal mondo esterno che contro di noi può infierire con strapotenti spietate forze distruttive; e infine, dalle nostre relazioni con altri uomini. […]La correlazione tra amore e civiltà cessa, nel corso dell’evoluzione, di essere univoca. Da un lato l’amore si oppone agli interessi della civiltà; dall’altro lato la civiltà minaccia l’amore con gravi restrizioni.”
Freud da una parte non esclude che la civiltà possa in futuro soddisfare meglio i nostri bisogni ed essere meno repressiva; dall’altra appare abbastanza scettico sulla possibilità che la civiltà possa modificare l’assetto repressivo e di controllo che ha costruito nei secoli e ipotizza che si possa trattare solo di questione di adattamento e di abitudine alla inevitabilità del sistema civiltà-disagio.
“Possiamo aspettarci di ottenere cambiamenti nella nostra civiltà con l’andare del tempo, tali che soddisfino meglio i nostri bisogni e sfuggano a questa critica. Ma forse ci abitueremo anche all'idea che ci sono difficoltà inerenti all’essenza stessa della civiltà e che non cederanno di fronte ad alcun tentativo di riforma.”
Lo sviluppo della famiglia e del lavoro, fondamenti della civiltà, esigono un’evoluzione della rinuncia alla libera soddisfazione delle pulsioni e la sublimazione, quindi un aumento del disagio e dell’infelicità.

Italiano
L’industrializzazione, il concentrarsi della popolazione nelle grandi città, la crescita del proletariato mutarono il volto della società europea in misura superiore a ogni precedente epoca storica. Negli ultimi decenni del secolo, questi cambiamenti delinearono progressivamente le caratteristiche della cosiddetta “società di massa”, espressione con cui ci si riferisce prima di tutto  al fatto che i protagonisti delle grandi svolte storiche si presentavano sempre più come collettività: popoli, classi sociali, gruppi di mestiere, comunità religiose apparivano sempre più consapevoli dei loro interessi comuni e delle loro aspirazioni, pronti a battersi unitariamente per difendere i primi e realizzare le seconde. Dal punto di vista politico, la massificazione delle società industriali sviluppate consiste in quei processi che portano ad allargare la partecipazione alla politica. In questa definizione c’è un’accezione negativa, in quanto si allude a una partecipazione che in linea di tendenza non responsabilizza il singolo. La cosa è chiara nei regimi totalitari del Novecento, dove la partecipazione fu forzata, imposta dall’alto, e la volontà di costruire un’ordinata ed efficiente macchina statale provocò l’inquadramento rigido dei singoli; ma anche nelle società di massa democratiche la partecipazione è spesso formale, limitata alle consultazioni elettorali, e si osserva una progressiva chiusura nell’ambito e negli interessi privati. Da un punto di vista più sociologico, invece, si definisce di massa quella società in cui il livello di vita media si alza- per l’aumento dei redditi e per forme di redistribuzione della ricchezza- e molti cittadini possono accedere a beni prima a loro preclusi. Anche qui c’è una sfumatura negativa, o comunque critica, perché il termine massificazione è diventato sinonimo di omologazione, di appiattimento: tutti più ricchi, tutti con i gusti che si somigliano. Questo processo, che da una parte denota lo sviluppo della società, dall’altra provoca proprio quel disagio di cui parlava Freud, che però risulta ulteriormente accentuato in quanto l’avvento della società di massa è stato un fenomeno che si è esteso rapidamente e senza alcun freno, al punto tale che anche oggi possiamo dire di essere sommersi  da essa, di ritenerla una cosa normale  perché fa parte del nostro modo di pensare, del nostro modo di porci al mondo.

Eugenio Montale (1896-1981), uno dei principali poeti italiani del Novecento, non è affatto riuscito ad inglobare  dentro di sé questa nuova realtà. Nella raccolta “Le occasioni” (1939) egli crede che la letteratura sia l’ultima difesa e l’ultimo privilegio per una generazione di autori che trova nella religione della cultura e dell’arte e nella sublimazione che essa comporta l’unico risarcimento possibile. Nel 1927 egli si era trasferito a Firenze, che rappresenta per lui la culla dell’Umanesimo, una sorta di patria o di cittadella delle lettere e della cultura, intese come valore supremo da difendere contro l’ignoranza e la rozzezza del regime fascista, ma anche contro il dilagare della civiltà di massa e dei suoi automi. Nel mottetto “Addii, fischi nel buio, cenni, tosse” questo è ben evidente: alla stazione un treno parte portando via la donna amata (Clizia), confusa tra gli uomini-massa. Il treno indica la minaccia della modernità, inconciliabile con l’amore e qui rappresentata dalla alienazione degli automi. Il legame di autenticità fra il poeta e la donna e il valore di distinzione e di privilegio che esso assume nell’ideologia montaliana sono chiaramente contrapposti alla società di massa. Tuttavia essi sono tutt’altro che sicuri: basta un attimo perché si dissolvano. Qui la partenza della donna li pone in discussione, ma resta comunque la possibilità che l’intesa fra i due rimanga, comprovata dalla probabile esperienza comune della sensazione di orrore e di morte comunicata dal rumore del treno. La terza raccolta di Montale, “La bufera e altro” (1856) registra un ripiegamento ulteriormente pessimistico: l’allegorismo cristiano, presente nella parte iniziale del libro, entra in crisi in quella centrale. I valori etici e religiosi di Clizia sembrano anacronistici negli anni di delusione postbellica e dell’affermazione di una società di massa ancora più vasta e omogenea di quella dell’età fascista. La stessa sopravvivenza della poesia appare in dubbio; Clizia, infatti, è costretta a una fuga nell’oltrecielo dei valori. Al posto delle allegorie umanistiche e cristiane, ormai improponibili, troviamo così allegorie di animali che indicano la strada della salvezza non più nella cultura, nell’alto, nei valori della donna Cristofora, ma in basso, nel mondo degli istinti e dell’eros, nel fango della vita concreta. Alla fine, nelle “Conclusioni provvisorie” che chiudono il libro, prevale la convinzione che la crisi della civiltà occidentale e dei suoi valori sia irreversibile e che una catastrofe epocale stia per distruggerla. La stessa poesia appare ormai improponibile: di qui il silenzio poetico che inizia nel 1954 e termina nel 1964, quando, a seguito della morte della moglie, Montale è spinto a scrivere per rielaborare il lutto. Da qui nasce la raccolta “Satura” (1971), in cui prevalgono il sarcasmo, l’ironia, la parodia, la satira. La moglie, Drusilla Tanzi, viene celebrata per la sua capacità di adattarsi a quel trionfo della spazzatura che è ormai la civiltà contemporanea: non a caso è soprannominata Mosca. Ella sa orientarsi istintivamente nell’informe quotidiano, senza farsi ingannare dagli astratti valori degli intellettuali- la cultura, la storia, la poesia, l’umanesimo- e anzi concentrandosi sulla nuda esistenza, come puro fatto fisico o materiale. Mosca ha insegnato al poeta non solo a sopravvivere acquattandosi come un insetto negli interstizi dell’esistenza quotidiana, ma anche a difendersi attraverso l’ironia, il sarcasmo, la demistificazione delle ideologie e degli autoinganni della società e della cultura. Di qui l’autocritica del poeta, che in passato, invece, aveva puntato sui valori e sulle illusioni tipiche degli intellettuali. Nell’ultima fase della sua vita Montale perviene ad una concezione amara e pessimistica della società attuale, dominata dalla tendenza allo spettacolo e al consumismo, di cui sono vittime anche i giovani. Nel 1975, in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel, egli tiene un discorso (“E’ ancora possibile la poesia?”) in cui si chiede: “nell’attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e nuovi linguaggi, nella civiltà dell’uomo robot, quale può essere la sorte della poesia? […]non solo la poesia, ma tutto il mondo dell'espressione artistica o sedicente tale è entrato in una crisi che è strettamente legata alla condizione umana [...] Inutile dunque chiedersi quale sarà il destino delle arti. È come chiedersi se l'uomo di domani, di un domani magari lontanissimo, potrà risolvere le tragiche contraddizioni in cui si dibatte fin dal primo giorno della Creazione (e se di un tale giorno, che può essere un'epoca sterminata, possa ancora parlarsi)."

Inglese
Una visione ancora più pessimistica del disagio della civiltà è quella fornitaci dallo scrittore inglese George Orwell (1903-1950) in uno dei suoi più celebri romanzi, 1984. Il titolo indica l'anno in cui si svolgono i fatti che sono argomento del romanzo. L'autore ricava tale data semplicemente invertendo le due ultime cifre dell'anno, il 1948, in cui redasse il secondo e ultimo abbozzo del libro. Evidentemente, a Orwell il 1984 sembrava abbastanza lontano per potervi situare un racconto fantastico, ma anche abbastanza vicino per potervi inserire fatti e situazioni, personaggi e una forma di linguaggio che nel 1948 apparivano tutt'altro che irreali, tanto che il romanzo fu subito accettato con favore dal pubblico anche per il suo carattere di "attualità". Quella dipinta dall’intellettuale inglese può essere definita una realtà distopica, che minacciava l’umanità in quanto tale riducendo gli individui o a mere macchine non pensanti agli ordini del partito o a ribelli da riconvertire, mediante un tremendo lavaggio del cervello, e, in seguito, vaporizzare.
George Orwell was a prolific book-reviewer, critic, political journalist and pamphletter in the tradition of Swift and Defoe, and is acknowledged as one of the most remarkable writers of the 20th century. Indebted to Dickens in the choice of social themes and the use of realistic and factual language, he conveyed a vision of human fraternity and of misery caused by poverty and deprivation. He insisted on tolerance, justice and decency in human relationships, and warned against the increasing artificiality of urban civilization. Above all he presented a devastating critique of totalitarianism, warning against the violation of liberty and helping his readers to recognize tyranny in all its forms. He expressed it in his last book: “1984”. Orwell defined it as “a novel about the future, in a sense a fantasy, but in the form of a naturalistic novel”. The title itself, which reverses the last two figures of its year of composition, suggests that the author’s target was to attack present society as much ad to warn about the future. The novel describes a future England, no longer the head of an Empire, but an outpost of Oceania, a vast totalitarian system including North America and the British Empire, and extending over a third of the globe. The work is divided in three parts: the first part introduces the main character, Winston Smith, in the context of a regimented, oppressive world; the second part describes his love for Julia, and the temporary happiness their relationship brings to both; the third part deals with Winston’s imprisonment and torture by the Thought Police, and the final loss of his intellectual integrity.
Every detail conveys the idea of a world in which the individual has no place, a society where every aspect is subordinated to the state: the slogans, the posters proclaiming “big brother is watching you”, the telescreen in each room, the Two Minutes Hate, the perpetual state of war, the gradual introduction of Newspeak, the official language whose lexis is so limited that people find it impossible to express their own ideas. Since its original publication in 1949 the book had aroused extraordinary interest; it has been filmed, dramatized, adapted for television and translated into many languages. It has given the term “Orwellian” to the English language ad a word denoting nightmare oppression and thought control, a vision which becomes an essential part of the reader’s intellectual journey.

Conclusione
La “distopia critica”  di Orwell metteva in evidenza non solo il disagio provocato da parte dei regimi totalitari a tutta la gente coinvolta, ma prospettava un aumento del controllo da parte delle istituzioni, una sorta di civilizzazione  forzata che, servendosi delle debolezze della massa, avrebbe fatto sì che nessuno avrebbe guardato più il proprio interesse, che nessuno avrebbe più avuto coscienza critica.  
Sarebbe alquanto pessimista sostenere che le previsioni di Orwell si siano avverate; ciononostante il valore della sua letteratura rimane intatto, soprattutto se paragoniamo molti dei suoi giudizi circa la deriva che avrebbe preso l’umanità di fronte al potere rispetto alla realtà attuale. Alcune contemporanee forme di “non pensiero” e di massificazione sembrano, infatti, perfettamente in linea con altrettanti fenomeni presenti nella società orwelliana. Basta prendere come esempio la famigerata neolingua descritta nel romanzo come unico e semplificato modo di esprimersi imposto dal partito per impedire sempre più un pensiero complesso da parte degli adepti: in ambito pubblicitario o, comunque, televisivo, tra i giovani- e non solo- si tende a trasmettersi messaggi formati da codici sempre più simili a quelli dei codici numerici. Non è un caso che l’uso del congiuntivo stia sparendo: questo tempo verbale è più difficile da imparare, ma, soprattutto, arricchisce l’io e lo rende capace di esprimersi meglio, cosa che la massificazione non vuole affatto.
Guardare con un occhio critico e pessimista, tuttavia, non ha mai risolto nulla. Perciò l’uomo è sì politikàn fjon,  cioè un "animale sociale", come ha scritto Aristotele, che vive nella società ed è lui stesso faber di civiltà sempre più avanzate; al contempo è anche un essere pensante, come affermava Cartesio (“Cogito ergo sum”), e ha una sua individualità da affermare e delle inclinazioni che lo rendono unico, diverso dagli altri ma non per questo inutile. Egli deve accettare che è necessario che anche l’altro sia autonomo per poter essere se stesso, perseguendo, contemporaneamente, la realizzazione di sé e l’autoaffermazione.



******************************************************************************************

Grazie a quanti avete avuto la pazienza (e spero anche la voglia!) di arrivare fino a qui!


venerdì 8 giugno 2012

L'ultimo giorno di scuola della mia vita

Oggi si è realmente concluso un periodo della vita ed è la prima volta che sento un taglio così netto, così tangibile. Di questi cinque anni di liceo mi rimarranno tante cose belle, ma anche tante cose brutte.. il fatto che non sia finito come speravo, che il rapporto con i miei compagni è diventato pressoché inesistente e che tutte queste che seguiranno saranno "notti prima degli esami" strane...
Forse mi ha fatto male rivedere in questi giorni i film "Notte prima degli esami" e "Notte prima degli esami oggi".. Poi la protagonista del primo si chiama pure Claudia e frequenta il liceo classico, anche se, a parte questo, non abbiamo proprio niente in comune!
Saranno giorni piatti costellati dallo studio e da qualche uscita con quattro amici...
Forse la vedo così in negativo perché quando sono usciti questi film io ero ancora piccola e perciò sognavo così questi momenti, con lo studio sì, ma anche un po' pazzi, perché poi non ci sarà più il tempo di fare cazzate.
Ma adesso che ci sono arrivata, è per me evidente che sarà per la maggior parte una parentesi senza alcuna particolare emozione.. forse ormai è un'abitudine che per il 90% della mia vita quotidiana mi debba comportare da persona "seria", posata; non mi "è permesso" fare altro!
Mancano esattamente 13 giorni al tema, 14 alla versione, 18 alla terza prova, sicuramente più di 20 al colloquio orale.
Fra un mese non ci sarà più niente, avrò detto addio a persone che non incontrerò mai più nella mia vita, a persone con cui ho litigato, pianto, riso.
In fondo sono contenta che sia finita però: non sopportavo più il fatto di dover dare retta ad insegnanti ottusi, ignoranti, che non ammettono di avere sbagliato, che pretendono la luna e non capiscono i problemi. Non sopportavo più di essere circondata da compagni opportunisti, che non fanno altro che criticare, che non hanno esitato a voltarmi le spalle per motivi che, probabilmente, resteranno per me ignoti per sempre.

Meglio concentrarsi all'esame ora, dopodiché, scusate i mezzi termini, manderò amorevolmente tutti a quel paese (nella mia testa!)!




giovedì 31 maggio 2012

Finalmente (si fa per dire!) la commissione.......

Oggi sono momentaneamente uscita dalla fase "studio matto e disperatissimo"... domani si riprende!
Da domenica fino a ieri non ho avuto un attimo di pausa, compiti in classe, interrogazioni, insomma il solito tran tran che quando si arriva a un passo dalla fine sembra ancora più pesante di quanto non lo sia mai stato!
Mi sono appena presa la briga di scaricare i programmi delle varie discipline e ho mattoni da ripassare, lo studio mi sommergerà davvero stavolta!
Come vi avevo preannunciato sono usciti i nomi delle commissioni e, come sospettavo, la fortuna, la dea bendata, si è comportata con me come è solita fare: sono stata abbastanza sfortunata, da quel che dicono e che so!! Il presidente di commissione è un tuttologo e giustiziere della patria: è il preside di un istituto tecnico della mia città, architetto, oltre che delle materie scientifiche ha il "diletto" delle materie umanistiche, vuole essere interpellato per la correzione dei temi e delle prove di storia e filosofia e ad ogni colloquio ha l'esigenza di porre domande! Non potrà mettere il becco solo in inglese (perché fortunatamente non lo sa!) e in latino e greco... già è una cosa, lo so, ma vedersi arrivare messaggi da ragazzi di tutta la scuola con scritto che siamo i "più sfigati" dell'istituto non alza molto il morale!
Le insegnanti di italiano e matematica e fisica sono delle emerite sconosciute di cui al momento nessuno sa niente... non dovrebbe essere un cattivo segno, o sì??
Ma la persona di cui mi preoccupo più di tutti, più del presidente di commissione, è l'insegnante di storia e filosofia, specialmente per quest'ultima. Quest'anno ho avuto un'insegnante terribile, con cui ho trascorso parecchie lezioni a litigare per la sua ottusità, ma, a parte questo, mi ha fatto acquisire una preparazione non sufficientemente solida per i miei canoni, e sarà un problema sostenere il 9 di ammissione, perché dicono che questo esterno è davvero preparato ed è un insegnante serio, a differenza della mia! Mi ha fatto odiare una materia che prima di conoscere lei adoravo profondamente, mi ha fatto mettere da parte il ragionamento perché la memorizzazione dei termini adatti per lei era più importante...
Sono un po' scoraggiata, ma non mollo, difenderò questo voto, così come tutti gli altri, con tutte le mie forze perché non voglio fare brutta figura a causa di persone che sono capitate "per caso" nella mia vita! Se devo farla la sola e unica responsabile devo essere io!



Scusatemi per lo sproloquio, che sta rendendo il mio blog pari a un "diario prematurità", ma se non mi sfogo qui non so dove andare a "sbattere" la testa!

Ora vado a godermi un "meritato" giorno di relax!!


martedì 29 maggio 2012

Il sole esiste per tutti

Oggi sono usciti i nomi dei commissari esterni, ma a causa dell'intasamento del web ancora non se ne sa niente di niente!! Mi potrò mettere il cuore in pace fino a domani mi sa!
Pensare che c'è qualcuno o qualcosa (ad esempio magari un database) che decide chi deve venire a interrogarmi e quanti fattori concorrono e concorreranno al mio esame mi fa andare in tilt!
L'esame in sé, la valutazione, il colloquio orale dipendono da queste persone scelte "per caso"!
Ci vuole un'enorme dose di fortuna, che io non posseggo per niente!
L'unica cosa che mi consola è che magari fra un mese esatto potrei anche aver fatto l'esame orale, e lo spero, perché non vorrei essere così Sfortunata da essere a luglio "inoltrato"!
Andrà come andrà comunque pazienza.. ormai la fine è vicina!!




Mi scuso per il fatto di essere così futile e leggera parlando dei miei esami e tralasciando cose ben più importanti come la calamità naturale che sta sconquassando il centro-nord del nostro paese in questo momento! Sono vicina a tutte le persone coinvolte e spero che quella di oggi sia stata un'ultima scossa di assestamento, perché capisco che vivere in queste condizioni di paura non è psico-fisicamente sostenibile! La cosa che mi lascia basita è il fatto che queste cose non vengano mai prevenute, che ancora non si costruisce "a norma"... non ho parole e lascio parlare il silenzio perché so bene che lo capite benissimo.







sabato 26 maggio 2012

Come back home

Anche se dovrei studiare, ritaglio dieci minuti del mio tempo perché voglio aggiornarvi, del mio "viaggetto" e delle ultime news!
Per chi non avesse letto la precedente "puntata", dal 22 al 24 maggio sono stata a Siracusa a vedere le tragedie greche, precisamente quest'anno erano in programmazione Prometeo e le Baccanti.
Il viaggio non è iniziato nel migliore dei modi perché sino al giorno prima ero parecchio influenzata e quando sono partita ero un po' raffreddata, anche se comunque nel corso del viaggio mi sono ripresa. Neanche il tempo è stato dalla mia parte: parecchio nuvoloso, molto vento, a volte qualche rada pioggia... avevo portato tantissimi costumi ma ne ho usato solo uno in poche parole!
Le tragedie sono state davvero belle, le Baccanti rese con quel giusto pathos proprio della tragedia euripidea, con un coro strepitoso e con un'interpretazione dei personaggi di  Penteo e Agave davvero impeccabile.

Foto dalle "Baccanti": mi spiace che non siano un granché,
 ma dalla mia postazione non sono riuscita a fare di meglio 


Il Prometeo eschileo, che di per sè è un'opera molto statica, nonostante qualche momento di noia mortale, è stato messo in scena molto bene. Forse l'attore che interpretava Prometeo in alcuni momenti forzava un po' troppo il suo personaggio, ma erano proprio lui e il coro, le oceanine, a tenere desta l'attenzione.


Queste le ho fatte durante il Prometeo: sono state scattate da una postazione migliore delle precedenti, però mi rendo conto che non rendono bene come rendevano dal vivo ovviamente!

Facendo un bilancio, la bilancia pende sicuramente dalla parte positiva; è stato il mio ultimo viaggio da liceale, ho fatto parecchie esperienze che non dimenticherò mai per il resto della mia vita, mi sento  "segnata" nonostante abbia comunque trascorso così pochi giorni lontana da casa.
Foto da talebana!

In camera con la mia migliore amica! :)

Sul pullman, coming back home!


Già sono passati due giorni dal mio rientro e ho ripreso il tour de forces quotidiano per far quadrare tutti i conti prima della fine della scuola, che si concluderà il 7 giugno.
Lunedì faccio vedere la tesina alla prof finalmente, dopo la sua approvazione vi renderò partecipi di quanto ho elaborato.

Fra un mese esatto avrò già sostenuto le tre prove scritte e sarò in attesa del colloquio orale, che spero che avvenga il prima possibile! Non posso crederci di essere già prossima al capolinea.. fino a un mese fa la vedevo una cosa lontana, fino a qualche settimana fa avevo questa sensazione...
Ora mi sto rendendo realmente conto di quanto il tempo sia volato e del fatto che una tappa fondamentale della mia vita stia volgendo al termine. In gran parte non ho pentimenti per cose fatte e non fatte, una parte di me non vede l'ora di mettere il punto finale e scrivere "The end"... l'altra parte di me è un po' angosciata, perché significherà e comporterà davvero tanti cambiamenti nella mia vita la fine del liceo, molto più dell'avere compiuto 18 anni appena un anno fa!

Non ho la sindrome di Peter Pan, semplicemente basta fermarsi poco, basta un solo secondo, a riflettere, e ci si rende conto che la vita è davvero breve e che cercare di viverla sempre in maniera "degna" dovrebbe essere il nostro reale obiettivo.


giovedì 17 maggio 2012

Mi perdonate per l'assenza??

Sono incredula! Le mie dita stanno pigiando i tasti della tastiera con la schermata del blog aperto! Sogno o son desta?
E' stato duro non scrivere in questi giorni, ma non potevo, non dovevo farlo se non volevo perdere tempo!
Il mio percorso (tesina per gli amici!) sta via via prendendo forma, ancora non vi anticipo niente perché è in fase di collage generale, manca la supervisione della mia Magistra e necessita ancora di qualche accorgimento!
Non ho rispettato il termine del 15 maggio, ma almeno sono qui giorno 16 a scrivere che sono ancora viva e che non sono in pieno oceano!
Spero di finire i dettagli generali prima di partire, cioè giorno 22, dopodiché al resto penserò al mio rientro, giorno 24!
Mancherò per molto, vero?? Non so se vi avevo già accennato che questo costituirà il mio viaggio del quinto anno: andare a Siracusa (per me praticamente dietro l'angolo!) e assistere alla messa in scena delle tragedie greche, che quest'anno sono le Baccanti e Prometeo.
Non è niente di che, ma sono contenta comunque; staccherò la spina da tutto (in special modo dai libri) per 3 giorni pieni, spero mi dia la carica per lo "stint" finale!







Nonostante la mia assenza, la carissima Marta di MemoriaRem ha voluto omaggiarmi con un premio: il premio Almohada!
Cosa posso fare più che ringraziarti con grandissimo affetto?? :)

Ora devo "seguire" e rispettare 5 regole:

-Scrive tre frasi che mi rispecchiano:

[Nel bene e nel male...] Il secondo è il primo degli ultimi. Enzo Ferrari

Ciò che non mi distrugge mi rende più forte. Nietzsche

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa. Albert Einstein

-Scrivere tre canzoni che mi piacciono:

You found me, The Fray

L'ultima notte al mondo, Tiziano Ferro

Payphone, Maroon 5

-Esprimere un desiderio:

Ne ho tanti, ma basta "esprimerli" affinché si avverino?? Comunque bando al razionalismo, uno grande grande ce l'ho, però non ve lo dico!!

-Scrivere una parola che rispecchia il desiderio:

Vittoria


So che manca una regola, ma mi astengo dal portarla a termine, cioè mi astengo dal "selezionare" 7 blog che si meritano questo premio; credo che lo meritiate tutti, indistintamente; penso che il solo fatto di avere un blog o di "seguire" questo mondo vi renda tutte persone speciali... almeno sino ad ora non posso che "classificarvi" così!

Prima di chiudere il mio monologo volevo anche ringraziarvi nuovamente per gli auguri di compleanno; quel giorno ho organizzato una piccola festa a casa con gli amici più intimi e posso dirvi che non è affatto andata male!

Allego qualche foto, scusate per l'oscenità!

Questa vince il premio "Oscenità 2012"!


Di questa foto non posseggo la foto dove tutti guardiamo l'obiettivo:
è evidente che stiamo guardano tutti verso un'altra parte! 


Meglio il mio gattino a questo punto, almeno la vista ne gode un po'!
A proposito non è adorabile?? :)




domenica 29 aprile 2012

Primi spunti per il mio... percorso disciplinare!

Come qualcuno mi ha fatto notare mi ero letteralmente bloccata al "moment" della canzone!
Per quanto bella è meglio cambiare canale e farvi sapere che innanzitutto sono ancora qui in mezzo a voi, non pienamente in forma, ma presente all'appello!
Gli esami sono sempre più alle porte e ancora a parte il "macrotema" non ho idea di nulla in merito alla tesina!! Insomma dovrei trovare, anzi DEVO trovare, un po' di tempo da dedicare!
Che poi mi sembra solo una perdita di tempo francamente parlando: la mia prof interna neanche ci tiene molto a quello che lei chiama "percorso multidisciplinare", perché, se non lo sapeste già, il termina "tesina" è a dir poco obsoleto! (Cito testuali parole della mia prof!)
L'argomento che ho scelto è il disagio della civiltà partendo dall'omonimo saggio di Freud, per poi servirmi di Pirandello e del cinema (inserendo l'articolo "Quel che Martin Scorsese deve a Pirandello") per parlare degli effetti che la "società malata" ha sull'uomo, quindi da un punto di vista, diciamo così, più introspettivo. A quel punto introdurrei Giovenale, poeta latino famoso per la cosiddetta "indignatio" nelle sue satire, nelle quali critica la società in cui vive, per poi tornare all'introspezione con Joyce o Virginia Woolf in inglese, ancora da definire ovviamente.
Le idee sono già abbastanza chiare, però avrei proprio bisogno di metterle in "pratica"! Spero di produrre qualcosa di decente entro il 15 maggio e di non ridurmi all'ultimo minuto con le mani in testa per la confusione!
Ora mi aspettano 3, stupendi giorni di vacanza, accompagnati da un bel po' di studio da portare avanti per evitare di fare qualsiasi cosa il 2 maggio, anniversario della mia nascita. Mi rifiuto altamente di studiare per il mio compleanno, anche se potrebbe tranquillamente accadere!!
Penso che quel giorno non farò niente, a parte, spero, oziare. Non mi va di festeggiare quest'anno...

Buone "vacanze"!



lunedì 6 febbraio 2012

My future!

All'insegna del freddo e della stanchezza è iniziata un'altra settimana! Il freddo siberiano ha avuto il piacere di venire a trovare anche noi a Palermo, sono talmente entusiasta della cosa che ho tre paia di calze ai piedi, due maglioni e alla mia destra c'è la mia amica stufetta! Sembro una vecchietta!
Rimpiango il caldo soffocante estivo e il sole cocente, lo preferisco di gran lunga, per quanto possa risultare un po' fastidioso!




Dovrei studiare tante tante cose per domani ma ho una voglia pari a zero, perché la mia testa in questo momento è altrove: la settimana scorsa è uscito il bando per i test di ammissione alla Cattolica di Roma ed è stata una sorpresa, perché non me lo aspettavo adesso, così presto! La possibilità di iscriversi scade il 21 marzo e i test saranno l'11 aprile. Sono indecisa sul da farsi, nel senso se provare a farli o meno. Ci sono tanti ostacoli, non immediati, ma che poi si frapporrebbero lungo il sentiero: innanzitutto le spese del viaggio, con in più 120 euro da versare per poter fare il test (ditemi voi se non è un furto), in più, se avessi l'enorme fortuna di passare la prima selezione(il che è comunque di per sé difficilissimo), dovrei tornare là per sostenere la prova orale e, passata anche quella (se non sono morta per l'emozione di avercela fatta- che, ripeto, è 1 possibilità su 10 elevato almeno alla sedicesima-), ho tempo fino ai primi di agosto per versare 1300 euro!
Per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse La Cattolica è un'università privata, quindi comporta costi di questo tipo, quella è solo la prima "rata"! E il problema viene proprio qui: ammesso che io passi e tutto, dovrei versare questi 1300 euro e sperare di ottenere una borsa di studio, perché non posso e soprattutto non VOGLIO pesare sulle spalle dei miei genitori; già l'università pubblica ha i suoi costi, questa ancora peggio! Al contempo a settembre ci saranno i test dell'università pubblica, che io proverei a prescindere a Palermo, anche nell'eventualità in cui io sia entrata alla Cattolica (quindi con 1300 euro già versati) e poi mi affiderei nelle mani della sorte!
Non voglio andare oltre con i miei giri mentali, perché le cose campate in aria non mi piacciono per niente e parlare di possibilità e niente sostanza ad oltranza non produce molto, però, fermandoci al primo step di riflessione, che in questo momento è quello che conta, voi cosa ne pensate?
Io vi confesso che, mentre scrivevo qui, mi sono resa conto che i test alla Cattolica io li voglio fare! Che anzi vorrei passarli con tutta me stessa e ottenere la borsa di studio; per me significherebbe cambiare vita e ne avrei davvero bisogno!!
D'altronde non c'era qualcuno che diceva "non fare in modo che la paura di perdere ti impedisca di partecipare"???
Forse dovrei tentare e sperare per il meglio, il meglio per me!

sabato 4 febbraio 2012

Io e Hegel!

Nell'ultimo post vi ho lasciati con una poesia, cercando di trovare quella "sensazione", che è descritta così bene che mi è quasi sembrata reale.
Questa è stata una settimana davvero difficile, mi è caduto il mondo addosso e nuovi ostacoli si sono frapposti tra me e l'ignota "meta", si è allungata la strada alla vetta, si è dissestata.
Credo che le cadute, per quanto dolorose, servano sempre, che insegnino sempre qualcosa, che facciano acquisire quella maggiore consapevolezza che non rappresenta la chiave di volta, ma che permette di capire un po' meglio come vanno le cose che ti circondano. 
Dopo un incontro-scontro con Hegel ho capito che tutto è "sviluppo di uno sviluppo"; uno studio (odioso) forzato e approfondito mi ha fatto vedere il filosofo tedesco sotto un'altra ottica e mi è venuto naturale paragonare la mia vita al percorso dell'assoluto. Ovviamente non voglio né procedere verso un processo di autodivinizzazione, né voglio fare una lezione di filosofia in questa sede!
Leggendo, ripetendo e quasi "inglobando" dentro di me il suo sistema. Tesi, antitesi e sintesi, e poi questo ritmo triadico si rinnova ogni volta, ogni tesi è ciò che prima era stato acquisito come sintesi. L'intera nostra vita procede così in fondo. Da tutto questo ho autodesunto che per ora mi trovo in piena antitesi e che l'intero procedimento in me si sviluppa e si ripete molto velocemente, perciò a volte neanche ho il tempo di "realizzare" quanto e cosa ho effettivamente elaborato.
Non so se ha un senso logico quanto ho scritto ma ieri mi sono convinta così e tuttora sono rimasta di questa idea, perciò è probabile che un fondo di verità ci sia!


Dato che al momento mi sento la figlia di Hegel, secondo voi può esserci un qualche grado di parentela?? Io noto quasi una certa somiglianza!



Post più popolari